Valutazione del danno psichico e da pregiudizio esistenziale

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Valutazione del danno psichico e da pregiudizio esistenziale2018-06-01T11:05:09+00:00

Valutazione danno psichico

La persona che ha subito un danno, conseguente ad un illecito, ha diritto ad un risarcimento.

Il danno è costituito da una componente definita “patrimoniale”, ossia le spese che ha comportato (per esempio le parcelle sanitarie o le spese del carrozziere) o la perdita di un guadagno; e da una componente definita “non patrimoniale”, lesiva cioè dell’integrità psicofisica della persona, il cosiddetto “danno biologico” (sentenza 184/86 Corte Costituzionale).

In via teorica il danno non patrimoniale può essere ulteriormente suddiviso in danno biologico, danno esistenziale e danno morale.

  • Danno biologico/psichico: quando determina l’insorgere di una vera e propria patologia mentale, riconosciuta dai sistemi di classificazione internazionali. Per esempio il Disturbo da Stress Post Traumatico (DSM-5) del superstite ad un naufragio.
  • Danno esistenziale: quando limita in modo permanente la possibilità di espressione e di relazione della persona in assenza di danni organici o sintomi ascrivibili a precisi quadri psicopatologici (sentenza 356/91 Corte di Cassazione). È lo sconvolgimento della vita quotidiana determinato da un fatto illecito altrui. Si riscontra per esempio in chi, a seguito di un sinistro stradale, riporta ustioni che ne deturpano il volto. Ciò si ripercuote inevitabilmente con la qualità delle relazioni interpersonali del singolo. Questo tipo di danno lede quindi diritti costituzionalmente tutelati, collaterali al fatto illecito, compromettendo la possibilità della persona di svolgere le attività che la realizzano.
  • Danno morale: quando determina una sofferenza psicologica che il danneggiato è costretto a patire per esempio sia al momento dell’incidente, che in occasione delle cure e della convalescenza ed è transitorio.

Danno psichico pregiudizio esistenziale

La Suprema Corte di Cassazione, in seguito alle storiche sentenze “San Martino”, dette anche sentenze “Gemelle” (sentenze n° 26972, 26973, 26974, 26975 del 11 Novembre 2008) ha stabilito che il danno non patrimoniale costituisce un modello unitario del quale le singole categorie hanno una valenza meramente descrittiva.

Questo significa che, a partire dal 2008, la giurisprudenza tende a non frammentare più le singole voci di danno (biologico, esistenziale e morale) al fine di evitare inutili duplicazioni di risarcimento. Va da sé infatti che il danno biologico di natura psichica accorpi per definizione anche la categoria del danno esistenziale e/o morale, quindi sarebbe un errore risarcire ulteriormente le stesse sottocategorie.

Ciò che si riscontra oggi nella pratica è che spesso il danno biologico ingloba anche il danno morale (quella quota cioè di sofferenza interiore patita dalla parte lesa), mentre non è detto che assorba anche il danno esistenziale (cioè le conseguenze relazionali e il radicale cambiamento di vita). Può quindi succedere che il danno esistenziale vada comunque liquidato autonomamente.

Il giudice ha il compito di valutare caso per caso, in modo da non duplicare il risarcimento.

In tema di valutazione del danno biologico è buona prassi da parte dello psicologo giuridico lasciare al medico-legale la valutazione percentuale del danno stesso, di cui la quota psichica rappresenta solo una parte da integrare in quello complessivo, limitandosi a produrre una valutazione che fornisca una connessione causale tra il fatto illecito e le ripercussioni sull’individuo ed un’eventuale diagnosi.